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    Intervista a Vinicio Diamanti

    di Andrea Pini

    Edito originariamente in Edito originariamente in "Pride", novembre 2007


    Vinicio Diamanti è nato a Roma, da genitori entrambi romani, e da sempre abita nel quartiere Prati, nella casa che è stata dei suo:, un appartamento semplice e antiquato, con una bellissima terrazza piena di piante un po' selvatiche e del tutto comuni: gerani, rosmarini, rose, salvie, prezzemolo. Tutto senza neanche l'ombra della ricercatezza che molti gay amano ostentare, pochissimi ninnoli, nessun consumismo, nessuna tecnologia, nessuna modernità alla moda.


    Quando avevi 20 anni era verso la metà degli anni '50 e vivevi a Roma...

    Sì, studiavo canto da mezzosoprano e facevo l'università, i primi due anni di medicina, che poi ho lasciato.


    In quel periodo hai avuto possibilità di fare incontri con altri omosessuali?

    All'università avevo un grandissimo amore, Mario, e la nostra storia è durata per quindici anni, ma a quell'epoca nessuno parlava di omosessualità. Lui mi amava molto e col tempo avrebbe voluto che andassi a vivere da lui. Aveva addirittura preparato una stanzetta per me nel suo appartamento (abitava da solo), ma io non me la sentivo, non potevo lasciare i miei da soli, tutti gli altri fratelli e sorelle si erano sposati e se ne erano andati, ero rimasto solo io... Andavo a casa sua due o tre volte la settimana, gli piaceva molto che io facessi le faccende di casa e io le facevo volentieri, e cucinavo... Naturalmente facevamo anche l'amore! Nel 1969 morì mia madre (mio padre era morto da qualche anno) e stavo per convincermi ad andare a vivere da lui, ma si ammalò e nel 1970 morì anche lui.


    Eri un gay effeminato, e quindi riconoscibile per questo?

    Si, ero molto femminile, penso che sono nato uomo per sbaglio... Ma non ho mai voluto operarmi, anche se molte che... l'hanno fatto cercavano di convincermi.
    A quel tempo nella vita di tutti i giorni cercavo di mascherarmi un po', perché lo facevano tutti, tutti ci nascondevamo. Però io sono stato uno dei fortunati, iniziavo a fare teatro e potevo giustificare anche un po' di trucco... ero un artista e basta!


    Quali luoghi frequentavi? Andavi a battere, chi cercavi?

    Si qualche sera andavo sui Lungotevere, agli orinatoi, a Villa Borghese... Ricordo che incontravo anche personaggi già noti, ad esempio Paolo Poli... Ma a Roma si poteva rimorchiare ovunque, per strada, anche in pieno giorno, era così facile! Al mercato, sugli autobus! Eh sì, si scopava tanto.
    A me sono sempre piaciuti gli uomini maturi, non mi interessavano i ragazzotti borgatari.
    I miei corteggiatori erano molto spesso uomini sposati, avvocati, anche uomini politici, che fingevano di essere etero naturalmente....
    Avevo anche amanti fissi che mi portavano a casa loro, ma la mia storia più importante è stata quella con Mario, te l'ho detto.
    Poi Mario è morto e io dopo un po' mi sono ripreso e ho cominciato... a fare la vedova allegra! Ma a questo punto eravamo già nei primissimi anni settanta.


    E quando trovavi da fare sesso dove andavi?

    Facevamo nei posti bui all'aperto se era notte, di giorno si scopava solo con quelli che avevano la macchina. A casa portavo solo quando conoscevo un po'. Sono sempre stato molto attento, se non mi sentivo sicuro rinunciavo, e non mi è mai successo niente.


    Come ricordi la società intorno a te rispetto alla omosessualità?

    Non mi hanno fatto fare il militare, mi hanno dato l'articolo, dicendo che non ero abbastanza uomo. Ricordo che alla fine della visita chiamarono mio padre per farmi venire a prendere perché mi consideravano un malato. Mio padre invece si mostrò contento, pensava che avessi recitato bene la parte e mi disse bravo!
    Negli anni '50 e '60 era impossibile parlare di omosessualità e tantomeno di relazioni: c'era il buio più fitto sul sesso, c'era molta molta ignoranza. La visione del gay era: assassino, ladro...
    La polizia mi ha identificato e fermato molte volte, mai arrestato, mi tenevano in guardina una notte e la mattina mi facevano uscire, ma non sono mai stati aggressivi o violenti con me.


    La tua famiglia, il quartiere, la gente non gay che conoscevi, sapeva che eri gay? Come hanno reagito?

    Nessuno mi ha mai detto nulla. Quando era viva mia madre è capitato che qualche vicino le chiedesse spiegazioni sulle mie strane abitudini, ma lei mi ha sempre difeso. Lei diceva: Vinicio è un artista! Comunque io sono sempre stato forte, andavo per la mia strada. Poi tutti mi conoscono qui, e mi rispettano. A volte esco vestita da donna anche adesso, per andare a una festa, a un carnevale...


    Quali erano in quei primi anni i personaggi pubblici omosessuali che conoscevi?

    A teatro avevo conosciuto la Cordero, che era il nome d'arte. Vestiva da donna e cantava, io l'avevo visto al teatro Principe qualche anno dopo la guerra che era già anziano e poco dopo si è ritirato dalle scene. Prima della guerra il Fascio gli aveva ritirato il passaporto.
    Sempre nell'ambiente dell'avanspettacolo conobbi George O'Brian, che nonostante il nome è siciliano, e adesso è operata e si chiama Giorgina. E poi Dominot, e Giò Staiano.


    Nel tuo lavoro essere gay è stato importante?

    Ho avuto una grande personalità artistica, l'ho data sul palcoscenico, sputavo l'anima. Io in scena mi trasformavo completamente, i registi restavano stupiti e mi volevano a lavorare con loro.
    Prima sono passato attraverso l'epoca dell'avanspettacolo, tra gli anni '50 e i '60, facendo spesso parti en travesti: cantavo da mezzosoprano canzoni americane, mi facevano passare per un negro americano... molto ambiguo! Facevo anche la soubrette, lavoravo all'Ambra Jovinelli, al Principe di via Cola Di Rienzo, all'Oriente, all'Espero..., quasi tutte sale che non esistono più da un pezzo.
    Poi dalla fine degli anni '60 ho lavorato soprattutto nel teatro, ma anche nel cinema, con persone come Franco Enriquez, Enrico Maria Salerno, Giancarlo Cobelli, Manuela Kusterman, Giancarlo Nanni, Memè Perlini.... Con Pippo Di Marca ho fatto tutto Genet... Ero molto versatile, ho fatto anche parti maschili, ed ho lavorato sodo per 35 anni anni, quante tournées...
    A Roma ero in scena al Valle, all'Argentina, al Sistina... li ho girati tutti i teatri della città! Negli anni '70 con Memè Perlini facevamo lavori d'avanguardia, al teatro La Piramide mi aveva messo nudo in scena in Eliogabalo... quanto freddo che ho patito!
    E poi ho lavorato con la Moriconi, con Gassman.
    Ho conosciuto anche Mario Mieli, che era un mio ammiratore: quando andavo a Milano veniva sempre a vedermi.


    E come vivevi la tua sessualità in quel mondo del teatro e dello spettacolo?

    Come ti dicevo io incontravo soprattutto uomini sposati, mi considero un transessuale e sono sempre stato molto effeminato.
    Ero considerato un oggetto di piacere, una cosa speciale. Nelle tournées, soprattutto al Sud, c'era sempre qualcuno che mi faceva la corte, erano i pompieri della sicurezza oppure erano carabinieri o militari, facevano a gara, sempre di nascosto!
    Oppure erano uomini del pubblico, a volte dovevo scappare via da una porta secondaria, come al Teatro Margherita a Napoli, perché c'era la fila delle macchine!
    E poi mi venivano anche a fare la serenata sotto l'albergo...


    I giornali ti presentavano come personaggio gay in modo esplicito?

    Facevano molte allusioni, dicevano e non dicevano... Il primo articolo come personaggio gay me lo ha fatto Giò Staiano, ed eravamo già negli anni settanta.


    Quali sono i primi film "gay" che ricordi?

    Il primo che abbiamo visto in Italia è stato Festa di compleanno per il caro amico Harold, e poi c'è stato il Vizietto numero uno, in cui ho anche fatto una particina...


    Quando è cominciato a cambiare qualcosa per i gay?
    Le cose cominciano a cambiare negli anni '70, prima tutti tacevano, si mormorava e basta. Ricordo le prime riunioni del Fuori, a casa di Bruno Fiorentino, all'inzio degli anni settanta.
    In quel periodo lavoravo con il teatro stabile di Roma, all'Argentina. Non ricordo come sono finito a quelle riunioni, ma sono diventato amicone di Massimo Consoli. In quegli anni Consoli aveva preso un locale, Il solito posto, ma il primissimo vero locale gay è stato il Superstar di Riccardo Peloso a Fontana di Trevi, frequentato da gay, marchette borgatare, signori dall'aria perbene.... tutto mescolato!
    I cambiamenti sono stati molto lenti, ma adesso posso dire che è cambiato in meglio, e tutto è cominciato grazie ai movimenti provenienti dall'America e dal Nord Europa.
    Oggi abbiamo ancora la spada di Damocle della Chiesa sulla testa... ma io il cattolicesimo l'ho ripudiato.


    Saggio inserito il 18/01/2008. La riproduzione di questo testo è vietata senza la previa approvazione dell'autore.
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