Reverendo, giù le mani!. I reati sessuali e la pedofilia dei preti

2 settembre 2004

È un testo anticlericale che consiste in null'altro che in una raccolta di documenti e articoli su molestie e reati sessuali da parte di sacerdoti.

La prima parte è la trascrizione di una serie di documenti dal "fondo preti immorali" dell'Archivio di Stato di Roma e, date le leggi sulla privacy, si ferma a settant'anni prima; il resto è una rassegna stampa (fin troppo ricca ed eloquente!) degli ultimi dieci anni.

Devo dire che il libro risulta alquanto bizzarro per questo salto di epoca, ma per i suoi scopi ciò lo rende ancora più efficace, mostrando che "plus ça change, moins ça change".

Al di là del lodevole intento anticlericale (ciò che la Chiesa predica in materia sessuale è talmente assurdo che è palesemente impossibile da rispettare perfino per se stessa) la parte d'interesse storico sono i verbali di processi a preti manolunga, alcuni dei quali omosessuali.

Purtroppo la pedofilia fa la parte del leone nella documentazione (e qui potrebbe essere in atto un bias, cioè un preconcetto selettivo, nel modo in cui si forma la documentazione storica, nel senso che una relazione omosessuale con maggiorenni ha minori probabilità di finire sui giornali o di sfociare in una denuncia, e quindi di trasformarsi in un documento storico), anche se questi preti pedofili non disdegnano ragazzoni quasi diciottenni (ma all'epoca la maggiore età erano 21 anni).

L'unica cosa che emerge con chiarezza è che la Chiesa ha sempre difeso i preti stupratori, pedofili e quant'altro, ieri come oggi.



Paradossalmente il problema della sollicitatio ad turpia (molestie sessuali) poteva essere trattato con maggiore apertura quando la Chiesa aveva maggiore potere: pochi sanno che il confessionale è un'invenzione del Concilio di Trento allo scopo di mettere una barriera fisica tra prete e confessate. Ma all'epoca le accuse incessanti dei protestanti riguardo all'immoralità e indegnità del clero cattolico costrinsero a prendere contromisure: chi fosse stato/a vittima di sollicitatio non poteva essere assolta/o dal suo confessore se non denunciava il fatto all'Inquisizione.

Altri tempi.



Il libretto (119 pagine) è divertente e riesce a sottolineare il suo punto di vista praticamente senza commenti, limitandosi a lasciare parlare i documenti storici nella loro cruda nudità. I commenti sorgono da sé.


Consigliato.



Nota: ho pubblicato online uno di questi processi, quello a don Amedeo Anchora, parroco di Mentana (1936).

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Da quale pulpito...Stefano Bolognini01/12/2003

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