Rapito d'improvvisa libidine [2003]

Va certo lodata l'acribia dell'autore nel raccogliere materiali d'archivio relativi alla vita famigliare nella società d'Ancien Régime, con particolare riguardo alla Sicilia del Settecento.

Non altrettanto lodevole è però la sua capacità d'organizzare il materiale (anche inedito!) che ha saputo raccogliere, presentato in modo confusionario e privo di rigore logico. A iniziare dal fatto che nel libro si fanno continui riferimenti al materiale d'archivio della Toscana (che a quanto pare l'autore ha studiato), che a mio parere non è poi così immediatamente assimilabile a quello siciliano. E a proseguire col metodo espositivo di Tartamella, che si perde in continue digressioni su temi che pur essendo magari interessanti, nulla c'entrano con quello che stava esponendo.


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L'autore dedica un capitolo (alle pp. 175-200) al "Nefando crimine di sodomia", ma anche qui prevale il disordine espositivo. Di fatto le pagine 175-182 sono solo una spropositata digressione sulla condizione dell'infanzia nella società d'Ancien Régime, funzionali a sostenere una bizzarra tesi dell'autore, secondo il quale la pratica del "peccato nefando" coinvolgeva per lo più, nel ruolo di vittime, i bambini.

Ora, che gli archivi giudiziari rigurgitino di processi per sodomia che vedono bambini nel ruolo di vittime violentate, e spesso anche assassinate, è vero. Ma è anche vero che da anni gli storici impegnati a studiarli s'interrogano su fino a che punto i processi per sodomia costituiscano una fotografia fedele delle pratiche omosessuali del mondo antico. La risposta quasi unanime è che non la costituiscono, visto che determinati delitti, per la loro efferatezza, hanno la tendenza ad essere denunciati sempre, mentre altri, percepiti come di minore allarme sociale, incappavano nelle maglie della legge solo in casi eccezionali. Difficilmente s'immagina che un genitore non denunciasse colui che gli aveva stuprato e ucciso un bambino, mentre due pastori che avessero trovato un metodo originale per passare le notti in una baita isolata, era assai improbabile fossero denunciati.
E infatti, gli archivi giudiziari traboccano di assassini di bambini, mentre della molto più numerosa categoria dei pastori non recano quasi traccia.

Dunque, non si capisce in che modo contribuisca a farci capire cosa accadesse il discettare con insistenza sulla condizione dell'infanzia, specie poi se per farlo si rinuncia a parlare del tema dell'omosessualità antica in quanto tale. Nelle sue digressioni a un certo punto Tartamella si mette addirittura a parlare di casi di deflorazioni di ragazze toscane (pp. 191-195) e di varie altre amenità, per poi tornare a bomba (pp. 199-200) a due casi del XIX secolo in cui la brusca remissione della querela da parte del padre del bambino violentato rivela il probabile accordo economico extragiudiziale per insabbiare il processo. Sono dati interessanti, per carità, però che confusione inestricabile!


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Ho tenuto per ultimo (dulcis in fondo) il "pezzo forte" del volume, costituito dalla pubblicazione dello spoglio dei nomi dei sodomiti tratto dal registro dei condannati a morte della Compagnia dei Bianchi di Palermo, tenuto dal 1541 al 1819. Ed anche se qui l'autore esce una volta di più dal tema della Sicilia del XVIII secolo mettendosi a parlare delle condanne per sodomia del XVI e XVII secolo, stavolta non mi lamento proprio!

L'elenco dei nomi copre diverse pagine (183-200) ed anche se il commento dell'autore non aggiunge proprio nulla a quanto è già possibile ricavare da sé dall'elenco stesso, la sua pubblicazione è di per sé un'operazione benemerita. Contribuisce infatti alla creazione di quel database d'informazioni in assenza del quale fino ad oggi è stata impossibile in Italia una storia "quantitativa", con sia pur minime pretese statistiche, dell'omosessualità.
E qualche piccola gemma, come per esempio la scoperta di due coppie conviventi (giustiziate) ce la riserva anche questo elenco.

Per il resto, il libro è un po' scomodo per il formato in-quarto su pesante carta patinata, e le illustrazioni non hanno nulla da dirci sul nostro tema.

In conclusione: un testo non pienamente riuscito, ma al tempo stesso una fonte di dati di rara importanza, quale si vorrebbe vedere più spesso nel panorama di studi italiano.

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