A mia madre piacciono le donne

6 febbraio 2005, "Babilonia", n. 227, Gennaio 2004

Roba da non crederci… Per anni sulle pagine di Babilonia abbiamo rilevato come purtroppo i film premiati al ToGay non avessero mai trovato distribuzione, rimanendo così relegati al circuito festivaliero. Ora che finalmente un film vincitore – nel 2002, la diciassettesima edizione – esce sui nostri schermi, incredibilmente la distribuzione ha preferito tenere nascosta la vittoria a Torino per non connotare il film in maniera così nettamente gay, temendo di condizionarne il successo; come se non bastasse, nella pubblicità sono stati invece evidenziati i premi conseguiti in altri festival (Miami e Annecy), più neutri. C’è poco da dire, si rimane senza parole di fronte all’ottusità di un mercato che al giorno d’oggi si vergogna ancora di proporre una storia a tematica gay e di un festival fra i più rinomati al mondo (la cui giuria premiò il film con questa motivazione: “per la qualità cinematografica, per i personaggi intensi e credibili, per avere rovesciato la tradizionale visione delle dinamiche familiari attraverso un insolito coming out”).

Peccato, perché A mia madre piacciono le donne, diretto e sceneggiato da Inés Parìs e Daniela Fejerman, è tutt’altro che malvagio, anzi. Sofia (Rosa María Sardá) è una celebre pianista, separata da anni dal marito. Approfittando della festa approntata per il suo compleanno, Sofia rivela alle tre figlie – Jimena (María Pujalte), Elvira (Leonor Watling) e Sol (Silvia Abascal) – di essere innamorata di Eliska (Eliska Sirova), una giovane pianista boema. All’inizio, le tre apparentemente reagiscono con eleganza, ma sotto sotto sono molto colpite dalla notizia, in particolare Elvira – la quale, dopo molte esperienze sentimentali deficitarie, proprio in quei giorni frequenta un uomo che potrebbe essere quello a lungo cercato – che entra in crisi d’identità sessuale. In breve, le tre si alleano per cercare di dissuadere la madre e di farle rompere la relazione con la pianista boema. Le cose però prenderanno una piega diversa, fino ad un finale imprevedibile.

Primo lungometraggio delle due registe, che lavorano assieme da oltre sette anni come sceneggiatrici, il film è dunque una commedia, tutta al femminile, che mette a fuoco una nuova dimensione dilatata del concetto di famiglia; una struttura, questa, evidentemente sempre più logora, che per sopravvivere ha bisogno di nuovi contenuti, i quali però costringono regolarmente ad interrogarsi e a mettersi in discussione. Così, la sceneggiatura, brillante quanto acuta, è costruita soprattutto sui personaggi, tutti ben caratterizzati: da Sofia, donna coraggiosa nel difendere le proprie idee, alla provocatrice Sol, a Jimena, intrappolata in un matrimonio e in un’opprimente rete di rapporti sociali, fino a Elvira, sensibile e intelligente ma contraddittoria e sempre in crisi con se stessa.

Tipico prodotto della nuova commedia spagnola che ha come punto di riferimento Almodóvar (non a casa la Sardá e la Watling sono attrici care al regista manchego), il film mette con simpatica sfrontatezza sul tappeto molti argomenti, dai rapporti familiari alla confusione sessuale, dalle gelosie alle nevrosi amorose. E appare simpaticamente critico nei confronti della falsa idea di progressismo di tanti giovani che a parole difendono la libertà e il rispetto, salvo poi rimangiarsi tutto quando la cosa li riguarda personalmente.
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A mia madre piacciono le donneMauro Giori
06/02/2005

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