Queer as Folk

6 febbraio 2005, Babilonia, n. 228, febbraio 2004

Finalmente è possibile vederci a casa Queer as Folk in italiano, presentato dalla Dynamic (sotto l’etichetta “terminal video italia”) in due DVD. I due dischi offrono, assieme a tutti i dieci episodi della serie, in lingua italiana e inglese, anche qualche extra: le schede dei personaggi, le biografie degli attori, la photo gallery e alcuni trailer originali, molto simpatici. Il tutto presentato, con orgoglio, con la dicitura “include scene mai viste in Italia”, in inglese con sottotitoli, ed in effetti i due DVD sono la copia conforme ed integrale, a cominciare dalla copertina, di quelli originali inglesi.

Insomma, alla fine ce l’abbiamo fatta, dopo un percorso travagliato e irto di ostacoli. Sembra ieri quando nel 2001 la serie inglese fu bandita, dopo essere stata regolarmente acquistata e pubblicizzata, dal neonato canale La7 (ex Telemontecarlo), in un momento politicamente delicato per la nostra storia recente. Solo un po’ di tempo dopo, la si è potuta vedere su GAY.tv, pur con qualche sforbiciatina. Evidentemente, le cose prima o poi si aggiustano (magari, più facilmente “poi”, visto che siamo in un paese molto lento e condizionato dal papato…).

Presentato nel 1999 alla televisione inglese su Channel Four (un canale che ha sempre dato spazio alle tematiche gay, producendo anche film importanti, come My Beautiful Laundrette e Beautiful Thing), la miniserie, scritta da Russell T. Davies e prodotta dalla Red Production e dallo stesso Davies, è stata portata avanti da tre registi differenti: Charles Mc Dougall (episodi 1-4), Sarah Harding (episodi 5-8) e Menhaj Huda, che ha diretto la seconda serie in due episodi, che però non hanno la stessa verve dei primi. Queer as Folk spiazzò la Gran Bretagna; proponendosi come un vero e proprio caso mediatico, sintomatico della crescente attenzione dedicata ai gay dal piccolo schermo; in particolare, essa colpì per il linguaggio assolutamente schietto con cui vengono raccontate le vicende di tre ragazzi di Manchester. Vince Tyler (Craig Kelly), timido e sensibile, lavora in un supermercato ed ha sì una relazione con Cameron, ma in realtà la sua vita sentimentale e sessuale è disastrosa, anche perché è innamorato dell’amico Stuart Alan Jones (Aidan Gillen), che frequenta da quando andavano a scuola assieme, il quale però da parte sua lo considera solo un amico. Stuart è un ventinovenne p.r. di successo, anche sul piano sessuale, dove passa di avventura in avventura; inoltre, acconsente al desiderio di un’amica lesbica di avere un figlio da lui. Nathan Maloney (Charlie Hunnam) è invece un quindicenne che ha la sua prima esperienza sessuale con Stuart, del quale si invaghisce senza essere però ricambiato, e che scappa di casa quando i genitori scoprono la sua omosessualità.

La serie, se rientra formalmente nelle caratteristiche tipiche dei prodotti televisivi (ma con una regia molto attenta e con molte scene all’esterno, in particolare nel quartiere gay di Manchester, Canal Street), ha una sua sicura validità, soprattutto grazie alla sceneggiatura sciolta e efficace, con dialoghi forti, e alla musica, caratterizzata da un ammiccante brano di Murray Gold che fa da esordio alle puntate e poi viene riproposto nel corso delle stesse con simpatiche variazioni. I tre protagonisti non rientrano in stereotipi, ma vengono presentati con buona introspezione psicologica, non come modelli né come vittime o martiri, ma come persone reali, con i loro pregi e difetti. Tre i temi fondamentali attorno a cui ruota tutta la storia, dai molti sviluppi, che attraggono simpaticamente lo spettatore: l’amore, che vede in pratica i sentimenti indirizzati quasi sempre verso la persona sbagliata, il sesso, con scene estremamente forti soprattutto nei primi episodi, ed i rapporti con le famiglie, intensi e sfaccettati. Proprio il sesso, naturalmente, ha creato fastidio negli spettatori meno aperti, già quando fu mostrata alla televisione inglese. Ma in realtà sono molti gli argomenti scabrosi – sesso tra e con minorenni (in una società, quella inglese, in cui l’età del consenso è ora di 16 anni, dopo anni di aspre contese), la vita notturna gay, il battuage, la droga, i problemi con i genitori, il coming out, la fuga da casa, la pornografia, il sesso tramite internet, i genitori omosessuali, la procreazione presso lesbiche, e perfino la morte – visti sempre con estrema, apprezzabile naturalezza.
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