Morte a Venezia

23 giugno 2005, "A qualcuno piace gay" (La libreria di Babilonia, 1995)

Tratto dal bellissimo racconto di Thomas Mann, il film se ne distacca solo per poche variazioni, peraltro mirate: Aschenbach è qui un compositore, anziché uno scrittore. La scelta di Visconti è stata fatta probabilmente per ricollegarsi alla figura di Gustav Mahler, a cui inizialmente Mann pensava, e la cui raffinata, impalpabile musica è uno dei leitmotiv del film.

L'approccio di Visconti è del tutto letterario; anzi, più dello scrittore tedesco ha insistito, soprattutto nei flashback, sulle grandi problematiche sull'arte e sulla posizione dell'intellettuale (qui acuite dal tipico scontro tra il razionalismo tedesco e il mito mediterraneo), risolte in una chiave affatto decadente: la malattia e la morte sono l'inevitabile scotto da pagare dall'artista per raggiungere l'amore e la bellezza assoluta e, in definitiva, l'Arte.

Per Aschenbach Tadzio (scelto da Visconti tra centinaia di ragazzi, come si può vedere nel documentario Alla ricerca di Tadzio) è l'inquietante angelo della morte, che gli permette di raggiungere finalmente quelle vette agognate ma che, portandogli a galla tante pulsioni represse, ne smantella senza pietà i valori razionali, affogandolo in dubbi struggenti e irresolvibili.

La bellezza efebica e, in sostanza, asessuata di Tadzio mentre si smarrisce nelle calli veneziane o tra le eleganti cabine color pastello, magari giocando col cugino Jashu (lo splendido Sergio Garfagnoli, dal fascino tutto diverso, moro e carnale), dà ad Aschenbach uno stupefatto senso di colpa ed uno smarrimento di fronte alla bellezza pura.

In effetti, il suo amore è un sentimento vissuto solo interiormente, su un piano squisitamente platonico, che si contenta dei continui, bramati incontri di silenziosi sguardi col ragazzo.

D'altra parte, il film non lascia altro spazio all'amore omosessuale, verso cui anzi non lesina qualche luogo comune, come il trucco che degrada Aschenbach, riducendolo ad sorta di caricatura.

La complessità del film non ne limita la godibilità, soprattutto per l'intensa recitazione di tutti gli attori (Bogarde e Mangano su tutti) e per l'accuratissima ricostruzione di Venezia: una città esausta e fatiscente, preda essa stessa del morbo e perciò segnata da falò e da disinfettanti, e, nel contempo, dalle spiagge affollate dai brusii di una società elegantemente cosmopolita.
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titoloautorevotodata
Morte a VeneziaMauro Giori
01/12/2003

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