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Willem Arondeus (1894-1943), partigiano olandese

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    La persecuzione degli omosessuali in Olanda durante la seconda guerra mondiale

    di Rob Tielman

    Edito originariamente in "De Groene Amsterdamer" del 22 marzo 1978

    Sommario

    Sarebbe ingiusto considerare la persecuzione degli omosessuali come un incidente isolato avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Di conseguenza, è importante notare che l'omosessualità, in Olanda, non era punita fin dalla rivoluzione francese. Prima di quella data (1730-1731) parecchi omosessuali furono vittime di un'ondata di persecuzioni [1].

    Da quel momento in poi, la ragione divenne più importante della paura, così la discriminazione legale scomparve nel 1811, sebbene la discriminazione sociale continuasse ad esistere.

    Poi, nel 1911, una "Sezione" discriminante venne introdotta nel codice penale che in origine era liberale (la sez. 248 del C.P. puniva i contatti omosessuali con minorenni), pesantemente influenzata dai cattolici e dai riformati, con i socialisti e i liberali che sembravano troppo deboli per potervisi opporre.

    Per Schorer, un avvocato liberale, questo divenne il motivo che lo spinse a fondare il Comitato Scientifico-Umanitario Olandese (Nederlandisch Wetenschappelijk - Humanitair Komittee), su ispirazione di quello di Magnus Hirschfeld in Germania.

    Questo Comitato olandese fu molto sfortunato durante gli anni '20 e '30, soprattutto per colpa dei cattolici e dei nazional-socialisti.


    Poco prima della guerra vide la luce "Levensrecht", i cui editori furono quelli che, una volta tornata la pace, fondarono il Cultuur en Ontspanning Centrum (COC, il movimento di emancipazione olandese, ancora in piena attività).

    I primi a prendere l'iniziativa di pubblicare il giornale furono Bon Angelo, un socialista (e poi uno dei dirigenti del COC), e Arent van Santhorst, un buon amico di Schorer.

    Quando i tedeschi, il 10 maggio 1940, cominciarono l'occupazione del paese, erano usciti tre numeri di "Levensrecht", e gli abbonati erano arrivati a 190.

    Bon Angelo, l'editore, più tardi racconterà:


    "Jef Last" (uno scrittore gay molto noto), "che conosceva benissimo la situazione in Germania, il 10 maggio ci avvertì che dovevamo fermarci. Concludemmo rapidamente quello che avevamo in corso, e bruciammo gli elenchi degli abbonati.

    Durante la guerra non mantenemmo i contatti tra di noi, perché partecipare alla Resistenza era diventato più importante".


    Gli archivi dispersi

    Gli archivi dispersi


    Il co-editore Arent van Santhorst, che aveva una memoria eccezionalmente buona, cercò di imparare più nomi e indirizzi che potesse, dall'elenco degli abbonati. Dopo la guerra, ricostituirà l'organizzazione utilizzando quell'elenco.


    Anche Schorer si era preoccupato di distruggere gli archivi del Comitato, quando i tedeschi cominciarono ad occupare il paese. Questo fatto causerà considerevole danno agli storici, visto che in questo modo, purtroppo, gran parte della conoscenza sulla storia del movimento di emancipazione omosessuale olandese di prima della guerra è andata perduta.


    Quando i tedeschi entrarono all'Aja, si diressero subito alla sede del Comitato, ma gli archivi erano già stati fatti sparire, ed era rimasta solo la preziosa biblioteca, che venne sequestrata e spedita in Germania. Conteneva migliaia di libri sull'omosessualità, alcuni dei quali molto rari. Dopo la guerra, non fu più possibile rintracciarli.


    Per i gay politicamente coscienti, tutto questo non era una sorpresa. Il 24 gennaio 1939, il giornale del Partito Nazista, "Volk in Nood", aveva già preannunciato le sue intenzioni sull'argomento:


    "Non appena il Nazional-Socialismo olandese avrà raggiunto il potere nei Paesi Bassi, questa peste sarà strappata via dal nostro popolo ingannato, nel nostro sfortunato paese, ed il partito non permetterà che l'ira di Dio si abbatta su di noi".


    A causa delle esperienze durante gli anni Trenta, non destò meraviglia sentire cose del genere da parte dei nazional-socialisti e dei cattolici, durante la guerra.

    L'organizzazione cattolica Aktie voor God ed il Congresso dei medici cattolici erano stati inizialmente ansiosi di chiudere il Comitato, come poi fecero i tedeschi nel maggio del 1940. La relazione del Congresso ricevette l'approvazione della Chiesa e venne pubblicato il 27 gennaio 1941. Nella prefazione si leggeva che:


    "Parecchi fatti recenti che riguardano il comportamento omosessuale indicano che questo ancora non è stato spazzato via dalla nuova era appena cominciata.

    Forse, è ora di modificare l'opinione che si ha degli omosessuali.

    In questa nuova epoca non c'è spazio per organizzazioni come il 'Comitato', contro il cui modo di procedere abbiamo spesso severamente protestato".


    Niente carne da cannone

    Niente carne da cannone


    Il 31 luglio 1940, il Commissario di Stato preposto al territorio occupato dei Paesi Bassi, Seyss-Inquart, promulgava l'"ordine" di lottare contro "il crimine contro natura" (zur Bekaempfung der widernatuerlichen Unzucht).

    In nome del Fuehrer, quest'ordine affermava che:


    "Un uomo che pratica questo vizio con un altro uomo, o che permette a se stesso di essere coinvolto in pratiche del genere, sarà punito con la prigione fino a quattro anni".


    Secondo Schorer, questa penalizzazione dell'omosessualità si adatta all'ideologia nazional-socialista così come esposta in Omosessualità e codice penale (Homosexualitaet und Strafrecht), il testo pubblicato dal Dr. Rudolf Klare, avvocato, e dal Prof. Tirala, membro del Dipartimento di Igiene Razziale, a Monaco.

    Secondo quanto affermarono durante la "Convenzione della federazione Internazionale delle organizzazioni eugenetiche" tenutasi a Zurigo, nel luglio 1934, lo Stato ha il dovere di estirpare l'omosessualità perché, secondo quanto dirà Schorer,


    "era considerata una minaccia per lo Stato, visto che gli omosessuali non producono carne da cannone.

    Così quest'ordine tedesco fu applicato solo agli uomini, e non alle donne".


    Si potrebbe pensare che la persecuzione degli omosessuali nei Paesi Bassi sia stata più limitata che in Germania, visto che qui la penalizzazione del loro comportamento c'era sempre stata, mentre in Olanda non esisteva più dal 1811, tant'è che i nuovi provvedimenti vi erano stati introdotti proprio dalle forze tedesche.


    A dispetto delle numerose richieste presentate dal COC fin dal 1975, solo adesso le vittime, i genitori e amici delle vittime, informatori e testimoni, cominciano a fornire resoconti orali delle persecuzioni subite durante la guerra.

    Ovviamente, sono costretti a dare un resoconto indiretto, visto che le vittime decedute non possono testimoniare.


    Sembra che, dopo un'ondata di persecuzioni di omosessuali, furono disponibili numerosi informatori. Così è stato in Germania. Il Ministero della Giustizia ha riferito che


    "Per quel che riguarda l'amministrazione della giustizia da parte dei tedeschi durante l'occupazione, ci sono parecchi casi di punizioni introdotte negli schedari olandesi".


    Si potrebbero rintracciare alcune punizioni che, dopo qualche indagine, rivelassero il coinvolgimento degli interessi tedeschi, ed anche che fossero in conflitto con la legislazione olandese.

    In ogni caso, ci sono parecchie testimonianze di procedimenti che ebbero luogo in maniera incidentale.

    Un testimone disse che Nico e Henny Beck, due fratelli gemelli, sparirono in una delle baracche dove si facevano degli esperimenti.

    Un altro raccontò su quello che aveva visto nel campo di concentramento di Vught:


    "Gli internati omosessuali si trovarono mischiati agli altri. Questi giovani non risultavano in qualche modo non-tedeschi; si occupavano di politica meno degli altri detenuti".

    Anche nei campi olandesi il triangolo rosa fece la sua apparizione sulle casacche degli omosessuali, anche se sembra esser stato più raro.

    Tutto questo non compete di certo con il ben più grande numero di persecuzioni in Germania e con il trasferimento in campi di concentramento come Nordhausen, Natzweiler, Gross-Rosen, o con gli esperimenti a Buchenwald.


    Erbacce

    Erbacce


    Un'ulteriore indicazione che il numero dei procedimenti giudiziari è stato minore di quanto avessero sperato le forze di occupazione, sono le osservazioni critiche da parte dei tedeschi sul lassismo degli olandesi nel cooperare.

    Nel novembre 1943, il giornale delle SS, "Storm", lamentava che gli omosessuali fossero come

    "erbacce infestanti nei giardini olandesi, che devono essere estirpate fino all'ultimo uomo che non ha diritto di essere chiamato uomo".

    "All'Aja", continuava, "c'è una divisione della Buoncostume che sa come comportarsi con questi malintenzionati".

    Tutto questo aveva a che vedere con una retata fatta dalla Squadra del Vizio dell'Aja della Divisione Obrechtstraat, durante la quale vennero arrestati 48 adulti, parecchi dei quali furono trasferiti in Germania.

    Subito dopo apparve un altro articolo su "Storm", che si sospetta scritto dallo stesso (anonimo) autore del pezzo sulla "Blonde Saar", un caffè gay situato a Lange Niezel 15, Amsterdam. La Buoncostume di questa città venne sollecitata a

    "farla finita con questi farabutti... Sono una minaccia alla salute della comunità; devono essere estirpati o isolati dalla società".

    Sicuramente ci devon esser stati dei raid, secondo alcune testimonianze. Nell'autunno del 1940, la polizia olandese ed i tedeschi combinarono i loro sforzi e parteciparono alle retate nei bar gay di Amsterdam.

    Un testimone ricorda vividamente che "auto piene di omosessuali partivano dai caffè, esattamente come Nico ed Henny Beck erano stati portati via, e non sarebbero mai più tornati indietro".

    La polizia municipale di Amsterdam non può più dare risposte definitive sull'argomento. Il Capo della polizia Sanders mi ha scritto che le testimonianze raccolte durante gli anni di guerra, sono state distrutte in base alla legge sulla scadenza dei 30 anni. Recentemente un testimone ha dichiarato che, in realtà, la polizia di Amsterdam ha continuato con le schedature almeno fino al 1952. In quell'anno, costui fu arrestato e accusato di aver infranto la legge in merito all'art. 248 del codice penale. Più tardi, la polizia gli disse che era stata informata di un suo reato omosessuale risalente al 1936.


    Orgoglio professionale

    Orgoglio professionale


    A dispetto dei raid di cui sopra, i tedeschi non erano contenti di come la polizia olandese svolgeva le investigazioni criminali degli omosessuali. Nel gennaio 1941, il Ministero della Giustizia interrogò il Dr. Reuter, un membro dell'agenzia medica governativa, su cosa si sarebbe potuto fare per stimolare l'interesse della polizia olandese nel portare avanti i procedimenti giudiziari contro il "crimine contro natura", visto che i risultati erano "praticamente nessuno".

    Il commissario generale rispose,


    "Una lotta vittoriosa contro gli omosessuali sarà possibile solo quando la polizia olandese farà la sua parte prendendo l'iniziativa e non continuando ad aspettare quello che fanno gli altri.

    Le misure assolutamente necessarie per una lotta efficace, come i controlli sui bar frequentati da omosessuali e delle persone lì presenti, interrogatori dei prostituti etc, richiede esperienza, intuito nelle cose criminali e orgoglio professionale.

    Queste tre condizioni, tuttavia, non sembrano evidenti nella polizia criminale olandese in merito all'omosessualità".

    Ignoranza e riluttanza probabilmente non erano le sole ragioni per le quali i raid non ebbero più luogo. Le retate che sembrano aver avuto luogo all'Aja e ad Amsterdam, di solito non ebbero un gran successo e si sa che furono le SS ad avervi preso parte.


    Sia la polizia che i cittadini olandesi erano ancora più tolleranti dei loro vicini tedeschi. L'assenza di una legislazione punitiva fin dal 1811, un senso di prudenza nei circoli omosessuali, la riluttanza a punire i crimini senza vittime, sono ovvie ragioni che spiegano perché la persecuzione degli omosessuali nei Paesi Bassi non sia stata portata avanti con grande impegno.

    Non si sa bene se gli schedari di omosessuali compilati dalla polizia olandese siano mai stati consegnati alle forze di occupazione germaniche. E non conosciamo neppure il numero effettivo dei procedimenti giudiziari: tuttavia, il totale non dovrebbe superare il migliaio, in base alle ultime ricerche. Comunque, (ancora) ci manca la sicurezza dell'informazione.


    Ovviamente, tra le persone inquisite in quanto membri della resistenza o perché ebrei, c'erano anche omosessuali.

    Quando venne introdotto l'articolo del Codice Penale tedesco contro i gay, parecchi omosessuali non esitarono ad unirsi alla resistenza per liberare l'Olanda. Willem Arondeus e Sjoerd Bakker, membri del circolo di Amsterdam "Gerrit van der Veen", sono diventati famosi per il loro attacco all'anagrafe [2].


    La legge incoraggiava il ricatto

    La legge incoraggiava il ricatto


    Non sarebbe corretto ignorare che gli omosessuali si possono trovare anche nel campo nemico.

    In questo contesto, è importante considerare l'ordinanza tedesca del 31 luglio 1940 da un'altra prospettiva. La si potrebbe facilmente descrivere come una legislazione che incoraggiava il ricatto, perfino più di quanto aveva fatto l'ex-Sezione 248 del C. P. olandese.

    L'omosessualità non era sconosciuta nei circoli nazional-socialisti. Di conseguenza, l'ordinanza fu un mezzo ideale per rendere vulnerabile la gente, così mettendola in uno stato di dipendenza.

    E questo non fu soltanto il caso degli omosessuali. Quasi chiunque poteva essere sospettato di qualcosa, ed essere così eliminato. In questo modo, questa legislazione fu così pericolosa da poter essere ritorta perfino contro coloro stessi che la usavano. In una situazione nella quale chiunque è sospettabile, potrebbe essere facile cercare di evitare l'uso di questo potere. Per poterlo rendere efficace, lo si dovrebbe usare con parsimonia. Proprio per questa ragione, non si dovrebbe sottostimare il successo di una legislazione del genere.

    Anche se le vittime olandesi furono meno di un migliaio, una larga parte della popolazione visse sotto una costante pressione.

    Non si può permettere che queste persistenti minacce contro gli omosessuali vengano "dimenticate" nei documenti storici postbellici.




    Saggio inserito il 17/04/2005. La riproduzione di questo testo è vietata senza la previa approvazione dell'autore.
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    Note

    Pubblicato con il titolo The persecution of homosexuals in the Netherland during the second world war, da Urania Manuscripts, Los Angeles 1979, tradotto dall'olandese in inglese da Michael A. Lombardi.

    Un'ulteriore versione è apparsa sul "Journal of Homosexuality", volume 13, nn. 2/3, winter 1986-spring 1987.

    La traduzione italiana è di Massimo Consoli.

    Quest'articolo è una reazione alla pubblicazione dell'ottava parte di un documento ufficiale del governo olandese, I Paesi Bassi durante la seconda guerra mondiale (Het Koninkrijk der Nederlanden in de Tweede Wereldoorlog), nel quale si affronta l'argomento dei prigionieri e dei deportati.

    In questo libro, la persecuzione degli omosessuali è stata ignorata. Il sociologo Rob Tielman, dell'Università di Utrecht, che sta lavorando a una tesi sull'emancipazione degli omosessuali nei Paesi Bassi - Poi pubblicata quattro anni più tardi: Rob Tielman, Homoseksualiteit in Nederland. Studie van een emancipatiebeweging (Meppel-Amsterdam 1982). -, comincia qui a raccontare quello che il rapporto ufficiale si è dimenticato di dire.



    [1]. "Stragi di Massa in Olanda", su Sabazio N° 38, del 21 novembre 1998.

    [2]. Si tratta della più famosa azione della resistenza olandese contro l'occupazione nazista. L'anagrafe di Amsterdam aveva registrato tutti i nomi e gli indirizzi dei residenti ebrei. I tedeschi ne fecero uso improprio per la creazione di liste utlizzate per riempire i convogli diretti ai campi di concentramento e di sterminio. Con la distruzione degli archivi anagrafici fu possibile evitare la deportazione di numerosi ebrei che riuscirono addirittura a superare la guerra semplicemente evitando di uscire di casa (nota di Mauro Mastrogiacomo).

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