Vladimir Luxuria. Intervista sulla sua vita.

23 settembre 2008

È sempre difficile, per la mancanza dell'opportuno distacco dato solo dal passare del tempo, mettere a fuoco una biografia d'un personaggio contemporaneo, al punto che si rischia di essere o miope o presbite, a seconda del fatto che lo si detesti o lo si ami.

Non fa eccezione neppure questa breve (145 pagine) biografia-intervista ad un personaggio contemporaneissimo e quindi vivissimo e vegetissimo, e al quale ovviamente auguriamo tutti lunga vita, vale a dire Vladimiro Guadagno, in arte Vladimir Luxuria.

La Romanelli il suo Vladimiro lo ama, e lo si vede lontano un miglio, e ciò tende a far assomigliare questo scritto ad un'agiografia.

Innamoratasi del proprio soggetto, l'autrice rinuncia infatti ad esercitare il senso critico, che in teoria è un diritto fondamentale di ogni biografo, accettando per buona qualsiasi affermazione di Guadagno, senza mai verificarne l'attendibilità o la veridicità.

Intendiamoci, questa non è una biografia "falsa", e neppure reticente: Guadagno vi parla senza nessuna remora perfino dei dodici anni trascorsi sul marciapiede ("È stata un'esperienza che mi ha arricchito molto", p.88, e in effetti non faccio nessuna fatica a credergli). È solo un biografia incompleta, in quanto unilaterale.

Vladimir è stata ed è tuttora un geniale personaggio di spettacolo. Ha saputo gestire la sua immagine in modo mirabile, aggiustandola, senza mai preoccuparsi di apparire incoerente, a seconda di quello che intuiva che la società si aspettava da un personaggi "trasgressivo" ma mai politicamente minaccioso.

Della "trasgressività" ha fatto un marchio di fabbrica, creando quelle notti romane in cui, colonizzando il mondo gay, gli etero possono vivere un'innocua serata di finta "trasgressione" senza mettere in discussione neppure un milligrammo dei loro pregiudizi.

Infatti, anziché indurre gli etero a rinunciare ai propri pregiudizi per apprezzare il mondo gay in tutte le sfumature, si sono create serate che hanno indotto il mondo gay a rinunciare a tutte le sfumature in modo da venire incontro ai pregiudizi della clientela etero.

Il successo strabiliante (in primis, economico) che ha ottenuto tale formula l'ha fatta copiare da un capo all'altro dell'Italia, dando il via a quel "muccassassinio" del movimento gay (tutto convertito ormai all'idea che si possa fare politica con le discoteche) che è tuttora in piena fioritura.

Sul fatto che tale assassinio, sia pure elegantemente muccato, sia stato uno "straordinario evento", come viene presentato qui con grande enfasi ed entusiasmo, io avrei molto da dire.

Dico anzi che un assassinio è un assassinio e basta.

Non così però per l'autrice, ed ovviamente per l'intervistato, che presentano l'allungarsi delle file davanti al locale di cui Luxuria è stata a lungo l'art director come uno straordinario fenomeno politico e di costume, che ha catapultato Vladimir al ruolo di "simbolo del movimento gay e opinion leader politico e televisivo", come recita estasiata la quarta di copertina.

In realtà, se volessimo mettere in imbarazzo Vladimir, dovremmo solo da fare una raccolta delle sue dichiarazioni politiche nel corso degli anni, incluse quelle rivolte a Sua Santità nel 2000 allo scopo di fare del World Pride un momento di riflessione su "Religiosità e omosessualità", magari paragonandole a quelle contro il papa omofobo e clericale fatte qualche mese dopo(al punto da farsi fermare dalla polizia per averlo contestato pubblicamente), ed inclusi gli appelli a vivere la trasgressione più selvaggia e senza limiti, accanto a quelli contro la trasgressione fine a se stessa, a suo dire negativa, eccetera eccetera.

O magari ricordare che la sua prima dichiarazione da onorevole è stata per negare che i Pacs fossero nel programma dell'Ulivo...

Insomma, il pensiero politico di Luxuria è come il tempo: variabile, e a volte gelido, a volte bollente, a seconda delle stagioni.

E Vladimir è decisamente una donna per tutte le stagioni. Cosa che a qualcuno - fra cui l'intervistatrice - può piacere; peccato per me che fra quei "qualcuno" non rientri io che scrivo.

Non avrebbe quindi guastato un po' più di senso critico, non fosse altro che per dare a Cesara quel che è di Cesara: una straordinaria capacità di capire i media, e di guidarli dove faceva comodo a lei, ma soprattutto di fare leva sui pregiudizi del mondo eterosessuale nei confronti del mondo lgbt per piegare a proprio favore anche questi ultimi.

Da questo punto di vista Luxuria ha dimostrato genio allo stato puro (e questo dall'intervista non emerge più di tanto, forse perché per sottolineare le luci sarebbe stato necessario accettare di delineare anche le ombre), battendo tutti, inclusi politici navigati, e riuscendo a dirottare la discussione politica sul mondo gay dalla liceità dei Pacs, alla liceità per un trans di usare un gabinetto femminile in un parlamento. Tema, questo, assai urgente, tanto che su il movimento lgbt aspettava da decenni un leader per poterne infine discutere per settimane e settimane.

Geniale.

Da parte di chi intendeva zittire la discussione sui pacs, intendo.

Insomma, questa è un'agiografia e non una biografia.

Ciò detto, la sua lettura è interessante.

Lo è per la descrizione di come una brutta anatroccola, un ragazzino "diverso" ed effeminato della Puglia, sia riuscito a trovare una propria strada andandosene di casa e inventandosi non solo una nuova vita, ma anche una nuova identità e addirittura un personaggio scenico.

Ci sono pagine molto carine nella rievocazione dell'infanzia del piccolo Vladimiro, che da sole meriterebbero la lettura del libro.

Ma interessante il libro lo è anche per la descrizione, fatta in prima persona, di come sia stato a poco a poco creato e sviluppato quel modello di Muccassassina che nel momento in cui sto scrivendo ha praticamente monopolizzato il panorama politico lgbt italiano.

Posso considerare, come in effetti considero, Luxuria un genio del male, ma non posso negargli la definizione di genio, perché lo è.

Questa è insomma la storia, interessante, ben scritta e mai noiosa, di un personaggio che se forse dal punto di vista politico di meriti non ne ha, dal punto di vista del costume, specie quello che ci viene ammannito dalla Tv, ha avuto un ruolo straordinario e certo difficile da sottostimare: oggi per novanta italiani su cento i gay sono Vladimir Luxuria.

Ahimè.


Un libro consigliato a tutti i fin troppo numerosi fans di Luxuria.

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