La corsa di Billy

6 agosto 2007, "Pride", febbraio 2007.

New York 1974. L'allenatore Harlan Brown, ex marine di trentanove anni, dopo un periodo di lontananza dallo sport seguito all'umiliazione di essere cacciato da una prestigiosa università per sospetta omosessualità che gli ha fatto perdere lavoro, famiglia e amici, pensa di aver risolto i suoi conflitti rifugiandosi in un piccolo college dove cerca di condurre un'esistenza spartana e conformista.

Vivere quotidianamente in mezzo a ragazzi che hanno il culto del corpo, traboccanti di pulsioni e spesso meravigliosamente nudi in uno stesso spogliatoio non è semplice, ma con l'aiuto della disciplina, della religione, degli allenamenti e della maschera di allenatore severo che si è costruita, riesce a controllare la sua sofferenza e i suoi turbamenti.

La sua omosessualità è sempre più relegata in qualche sporadico rapporto occasionale vissuto lontano dal campus e nel più assoluto anonimato.

Il precario equilibrio di Harlan va in frantumi quando arrivano al college tre giovani atleti vittime anch'essi dell'omofobia delle università americane. Colti in flagrante, essi hanno ammesso la loro omosessualità e per questo sono stati cacciati da una importante squadra. Dopo non poche perplessità, Harlan accetta i ragazzi e inizia ad allenarli con la consueta ferrea disciplina, ma quando si accorge inequivocabilmente di essere innamorato di Billy, il più intrigante dei tre, e che i suoi sentimenti sono ricambiati, fa la scelta più difficile della sua vita: sfida l'establishement sportivo, concentrato di luoghi comuni e di pregiudizi omofobici, fino ad accarezzare l'idea di portare Billy, che ha la stoffa del campione, alle Olimpiadi di Montreal del 1976 sia per la gara dei 10.000 metri che per quella dei 5.000.

Il progetto è temerario, negli Stati Uniti esistono ancora leggi che regolano l'attività sessuale anche tra adulti consenzienti e condannano la sodomia, per non parlare delle leggi non scritte che considerano un insulto alla maschilità nazionale essere rappresentati alle Olimpiadi da un gay, e Billy non ha nessuna intenzione di assecondare i pregiudizi che lo circondano. Non solo non fa mistero della sua omosessualità, ma considera un suo diritto sposare il suo allenatore e vivere il loro rapporto alla luce del sole.

Come due eroi epici, Billy e Harlan debbono superare ostacoli apparentemente insormontabili, abbattere mostri che si annidano fuori e dentro di loro finché si accorgono di non essere soli contro il mondo e cominciano a trovare alleati non solo nel movimento gay che accorre a sostenere Billy nelle sue gare, ma anche in tanti eterosessuali, radicali e progressisti, che aderiscono sempre più spesso alle lotte dei gay come in passato hanno aderito alle battaglie dei diritti civili dei neri.

Il romanzo è del 1974, ma Patricia Nell Warren proietta i suoi personaggi negli anni successivi fino alle Olimpiadi di Montreal del 1976, dove rappresenta, in uno straordinario crescendo, una tragedia americana di grande impatto emotivo, che per molti aspetti ricorda le morti di John Kennedy e di Martin Luther King, e non rinuncia, come si addice ad una narrazione epica, ad una forma di lieto fine che colloca alla fine degli anni Settanta.

Billy, l'eroe che sa imporre con fierezza e candore la sua verità e che come un pifferaio magico affascina e incanta con la forza della non violenza,. è uno dei personaggi gay più belli della letteratura americana. La sua "corsa" è la metafora della lotta epica della popolazione gay, dagli anni Sessanta (quando "i parchi e i gabinetti pubblici pullulavano di agenti in borghese, e se ti beccavano a compiere l'unico atto d'amore per te sensato, ti sbattevano in galera") alla rivolta di Stonewall (lo "spartiacque per la storia dei gay", l'inizio delle "battaglie alla luce del sole per pretendere diritti umani e leggi più giuste") ai primi programmi di studi gay nelle Università, all'accettazione dell'idea che si può essere gay e medaglia d'oro alle Olimpiadi senza scandalo, ai matrimoni, alla genitorialità gay e lesbica.

Il romanzo, molto coinvolgente, si legge con partecipazione e commozione e sono certo che dopo aver accompagnato per circa trent'anni le conquiste di generazioni di gay nel mondo, troverà molti lettori anche in Italia sia per la forza trascinante della scrittura della Warren sia perché le lotte che racconta, che in molti paesi appartengono alla storia, sono da noi di drammatica attualità.

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